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Riccardo Scamarcio nei panni di Sergio Segio, anche se assomiglia più a Renato Vallanzasca

Negli ultimi giorni si fa tanto parlare di clima d’odio, di ritorno agli anni ’70, di violenza politica e di tante altre cose. Ma cosa è stato davvero il clima d’odio degli anni ’70, con il quale i capoccioni si stanno riempiendo la bocca negli ultimi giorni? L’ultimo film di Renato De Maria, “La Prima Linea”, sembra venirci incontro quasi per caso. Viene raccontata la storia di Prima Linea attraverso le parole di Sergio Segio, uno dei fondatori del movimento e tra gli esecutori materiali dell’omicidio Alessandrini. Non parliamo di cose piccole. Prima Linea era il primo gruppo armato di sinistra italiano dopo le Brigate Rosse. Segio, interpretato da Riccardo Scamarcio, ripercorre tutta la storia di Prima Linea dalla propria cella nel 1989, anno di caduta del Muro di Berlino e della fine del sogno comunista. Racconta del suo amore con Susanna Ronconi, dell’evoluzione del movimento, dal nome “Prima Linea” per via del fatto che i suoi componenti, di Lotta Continua, organizzavano il servizio d’ordine, e quindi erano, per l’appunto, in “prima linea”, fino all’evasione della Ronconi e di tre altre compagne dal carcere femminile di Rovigo. All’inizio il gruppo si identificava come un’aggregazione di nuclei diversi che si muoveva con simboli diversi, nato in risposta alle Stragi di Stato armate da mano fascista. Qui scattano le immagini di Piazza Fontana, i rumori di Piazza della Loggia e la testimonianza dell’Italicus. Segio racconta che fu quella la molla che lo spinse a partecipare. Per dare una risposta popolare alla mano fascista che spargeva terrore con l’obiettivo, chissà, di un colpo di stato. Da principio il movimento godeva di simpatie trasversali presso tutte le principali organizzazioni, salvo perdersi in una spirale di violenza conclusasi con omicidi mirati e non, fino all’omicidio del giudice Emilio Alessandrini, colpevole di aver dato il via ad indagini e schedature sui movimenti di autonomia operaia a Milano. Il delirio ormai era totale. La necessità della violenza aveva preso di mira l’unico uomo, assieme a Gerardo D’Ambrosio e Luigi Fiasconaro, che diedero nome e cognome a chi organizzò l’attentato di Piazza Fontana, ovvero Franco Freda e Giovanni Ventura, esponenti della destra radicale. L’omicidio di William Waccher, reo di aver collaborato con la giustizia fu il primo passo per la disgregazione del movimento. Continue collaborazioni di ex-militanti con la giustizia hanno disperso gli ultimi, fino alla fine, con l’arresto della Ronconi e di Segio.
Manca qualsiasi riferimento a Marco Donat-Cattin, figlio di Carlo Donat-Cattin, leader della sinistra, leader assoluto di Prima Linea ed autore dell’omicidio Alessandrini con Segio. Probabilmente Ivan Cotroneo, lo sceneggiatore, avrebbe dovuto spiegare anche la presenza di Marco, il primo esponente della linea violenta del movimento, che ha portato alla disrgregazione dell’ideologia. Solo per questo il film risulta irrimediabilmente monco. Ma solo da un punto di vista prettamente storico, mentre il suo significato resta quasi inalterato.
Perchè è nato il movimento? Per rispondere allo stato ed ai fascisti per difendere i salariati, gli operai, la povera gente. E’ finito col difendere loro stessi, fantasmi di un movimento ormai lontano dalla gente, ucciso dalle critiche, dalla freddezza e dallla distanza di chi doveva essere difeso. Le morti innocenti. Persone che avevano fatto il bene del Paese, che si erano sforzate di cercare la Verità, vedi Alessandrini, sono state uccise perchè deviate dall’ideologia. Quale ideologia?
E non solo Alessandrini. Calabresi, Tobagi, Rossa, Moro, tutti gli altri. Uccisi da un odio violento e vigliacco, come l’agguato a suon di fumogeni e colpi di pistola con cui fu eliminato, appunto, l’Alessandrini. Magari manca Donat-Cattin, e quindi la spiegazione di quello che fu la politica italiana dell’epoca ed i suoi legami con le fazioni più radicali. Forse era addirittura voluto, per non rendere troppo contorta una storia difficile.
Sentire la storia dei militanti di estrema sinistra, nati per difendere il Paese e diventati, da terroristi, una minaccia per la società che volevano difendere e per loro stessi, è stato violento quasi come immaginare la vita di coloro che hanno perso padri, mariti, figli, per via di una visione distorta del reale.
E se ex-terroristi e congiunti delle vittime si trovassero ad un tavolo, magari ad una cena? Davanti ad un buon piatto ed un bicchiere di vino i primi potrebbero spiegare cosa portò alla disgregazione di quanto credevano, mentre i secondi potranno dire loro cosa è significata, in termini di dolore, tale disgregazione.

Autoradio: Valentina Giovagnini – Il passo silenzioso della neve

Barack Obama...ma quella sotto sarà acqua minerale o del rubinetto?

A Copenhagen si è deciso di non decidere. Esattamente così. 12 i giorni di discussioni amichevoli tra i maggiori ed i minori leader mondiali, per un totale di 193 paesi rappresentati i cui delegati sono personcine così affabili che se dipendesse da loro non perderebbero tempo a scatenare la terza guerra mondiale. Ebbene, dopo 12 giorni in un clima così rilassato che neanche la notte dei lunghi coltelli, non si è arrivati a capo di nulla. Mancava solo Berlusconi, bloccato da impegni personali. Per il resto c’erano proprio tutti. E proprio tutti si sono riempiti la bocca di parole senza giungere a fatti concreti. Partiamo dalla fine. Il documento uscito da questa estenuante conferenza. 3 pagine di propositi non vincolanti in cui non si fa alcuna menzione di riduzione delle emissioni inquinanti. L’unica cosa che stabilisce il documento l’impegno a non aumentare la temperatura della terra oltre due gradi rispetto alla seconda rivoluzione industriale. C’è di buono che è stato ufficializzato uno stanziamento per finanziare lo sviluppo di tecnologie verdi nei Paesi in via di Sviluppo di 100 miliardi di dollari entro il 2020. Qualche piccolo successo c’è stato. Innegabile. Ma il fragore di altre posizioni ha nascosto i piccoli vagiti di speranza generati. Gli USA non hanno cambiato la loro posizione. 17 percento di Co2 in meno dal 2005 al 2020, come previsto dalla legislazione pendente davanti al Congresso. Sempre meglio che Kyoto, dove gli USA non presero alcun impegno.
Lo stesso Obama durante il suo discorso ha parlato della necessità di una lotta comune contro le emissioni, ma ha parlato anche della necessità di un accordo imperfetto visto le posizioni attuali. In italiano: non arrivare a capo di nulla. India, Cina, Brasile e Sudafrica hanno preso la palla al balzo. Nessuno ha preso impegni. Tutti a deplorare l’inquinamento ma a livello pratico, a parte l’impegno per uno stanziamento di fondi, il vuoto pneumatico.
Italia ed Europa? Per il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ha dichiarato di aver lavorato assieme ai partner europei, che puntavano a ridurre le emissioni al 30 percento entro il 2020. Putroppo Greenpeace ha dichiarato che l’Italia non aveva alcun interesse a concludere tale accordo e si è messa di traverso nonostante la posizione favorevole di Gran Bretagna, Francia e Germania. Francia che l’ha presa in saccoccia in quanto Sarkozy ha dichiarato che non avrebbe accettato accordi imperfetti, salvo poi portare a casa. Commento finale dell’ambasciatore brasiliano in Danimarca Sergio Serra: abbiamo deciso solo che ci saremmo riuniti ancora.
Una riunione evidentemente necessaria per ribadire quanto si è capito in questi 12 giorni: a tutti stanno a cuore le sorti del Pianeta, ma nessuno è disposto a proporsi attivamente. Resta il protocollo, la diplomazia, le dichiarazioni di facciata di Ban Ki-Moon che parla di accordo essenziale ma che dimentica di dire che lo stesso è perfettamente inutile, perchè non vincola nessuno. Ognuno sarà libero di comportarsi come vuole. Esattamente come 12 anni fa. Almeno Kyoto era vincolante, ed anche lui è stato profondamente disatteso.

Prossima tappa del circo ecologico l’anno prossimo in Messico. Nel frattempo Tuvalu e Maurituis, arcipelaghi che rischiano di sparire a causa dell’innalzamento del livello degli oceani figlio del surriscaldamento globale, salutano festosi gli spaventosi traguardi raggiunti.

Vorrei lasciarvi con numeri snocciolati da La 7: 12 giorni di convegno, 220 milioni di dollari spesi, produzione di CO2 pari alla produzione sempre di CO2, in 12 giorni, dell’intero Paraguay.

Autoradio: Howard Shore & Emiliana Torrini – Gollum’s song

onalim id odrocir

L'anarchico Gaetano Bresci, l'uomo che uccise Umberto I re d'Italia

La sera del 29 luglio 1900, a Monza, Gaetano Bresci uccise a colpi di pistola Umberto I, re d’Italia. Il sovrano stava tornando in carrozza a Palazzo Reale dopo aver assistito ad un saggio ginnico, seguito da una premiazione, presso la società sportiva Forti & Liberi. L’assassino sparò in mezzo alla folla festante. Bresci si lasciò catturare dal carabiniere Andrea Braggio senza opporre resistenza. Lo stesso carabiniere lo protesse salvandolo dal linciaggio. Bresci, nativo di Prato, era in realtà emigrato negli Stati Uniti. Ben integrato nel tessuto sociale di Paterson, New Jersey, padrone di un ottimo inglese, un discreto successo con le donne, lasciò la moglie in America per tornare in Italia con la precisa intenzione di uccidere il re. La motivazione, vendicare la repressione del Regio Esercito del 1898 nei confronti della cosiddetta “protesta dello stomaco”, la risposta dei cittadini milanesi nei confronti di uno stato liberale dove la classe agiata poteva gestire a piacimento del potere politico, con limitazioni di censo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso fu l’aumento del pane a 60 centesimi al kilo a causa di raccolti insufficienti. L’opposizione dell’epoca cercava compromessi per una svolta democratica nel Paese, mentre il movimentismo anarchico, socialista e rivoluzionario cercava lo scontro. Pur non essendoci alcuna intenzione rivoluzionaria, nel 1898 l’avversione popolare nei confronti delle istituzioni statali divenne ingovernabile. A Milano seguirono 4 giorni di scontri tra i manifestanti ed il Regio Esercito, incaricato di ristabilire la calma anche con le cattive maniere. Rimasero sul selciato, secondo ricostruzioni dell’epoca, tra gli 88 ed i 118 morti tra la popolazione civile, 400 i feriti. Due i soldati morti: uno si sparò da solo, e l’altro fu fucilato per aver rifiutato di sparare sulla folla. Questo il contesto che spinse Bresci da Paterson, New Jersey, a Monza. Voleva vendicare i morti innocenti figli della repressione di una protesta che aveva già denunciato i limiti dell’Italia liberale.
Accusato di regicidio, Bresci fu condannato all’ergastolo, pena commutata ai lavori forzati a vita da Vittorio Emanuele III, figlio di Umberto I, nuovo re d’Italia. Fu incarcerato nel carcere di Santo Stefano, dove morì in circostanze mai del tutto chiare, il 22 maggio 1901. Il corpo o venne sepolto a Santo Stefano, o venne buttato a mare. Fatto sta che oggi di Bresci resta solo la pistola con cui sparò al Re. Tutti i suoi amici più o meno stretti vennero arrestati per dimostrare che non agì da solo ma che fu in realtà un complotto anarchico internazionale. Molti anarchici vennero arrestati per apologia di regicidio. Tali accuse non vennero mai suffragate da prove. In molte piazze d’Italia si inneggiò a Bresci, così come a Paterson. Sono dedicati a lui un monumento a Carrara ed una via a Prato.

Ho volutamente scelto di non parlare di quanto successo tra Tartaglia e Berlusconi a Milano domenica. Ma vi invito a cercare le assonanze tra le due storie, e ce ne sono. Non solo a livello pratico, ma anche ideologico. Non ci sono 88 o 108 morti in terra ma ci sono anni di vessazioni, irrisioni ed insulti ad una parte cospicua del popolo italiano. Mitragliate morali. Fatto sta che la Storia si ripete. E se non si impara dagli errori del passato, questi tornano.

Quanto successo domenica ne è una dimostrazione.

Autoradio: Pizzicato Five – Tout va bien

Il Capitano della Fiorentina Martin Jørgensen. Nel 2005 la Fiorentina lo riscattò dall'Udinese con 0 euro. Oggi ha segnato a Liverpool ed è appunto il Capitano.

Estate. Tempo di calcio sotto l’ombrellone. Sulla battigia, tra bambini urlanti e donne spalmate sulla sabbia alla ricerca del sole perfetto, noialtri italiani medi, ognuno avvolto nel proprio costume, abbiamo cominciato a parlare del classico argomento da mattina al mare, politica esclusa: il calcio.
Nonostante le varie fedi calcistiche, nel parlare di Champions League -l’unico momento di sport attivo dell’italiano medio in inverno-, si era tutti convinti che delle quattro sorelle, Milan, Inter, Juve e Fiorentina, la squadra viola sarebbe quella che avrebbe patito più di tutti. Mancano i nomi, il Presidente vende le scarpe, ha comprato per farsi pubblicità, non può competere nel Grande Calcio, capirai ha contro Berlusconi, Moratti e gli Agnelli, e baggianate simili. Idea rafforzata dopo aver visto i gironi di Champions: Milan con Real Madrid, Marseille e FC Zurich. Commento: Si passa secondi tranquilli. Inter con Barcelona FC, Dynamo Kiev e Rubin Kazan: Si passa secondi e forse battiamo pure il Barcellona. Juventus con Bayern Munchen, Bordeaux e Maccabi Haifa: dai ci si gioca col Bayern il primato nel girone. Fiorentina con Olympique Lyon, Liverpool e VSC Debreceni: Il Lione è fortissimo. Il Liverpool è fortissimo. Il Debreceni di dov’è? Ah, ungherese? Beh, qualificazione in Europa League (la fu Coppa Uefa, dedicata alle terze classificate di ogni girone) assicurata. Però sagomaccia questo Della Valle, comunque porta a casa i soldi per essere entrato in Champions dopo lo spareggio con lo Sporting Lisbona, eh!
Oggi si sono conclusi i turni a gironi: Milan. Vince col Real Madrid al Santiago Bernabeu ed a Marsiglia. In casa fa 2 punti su 9 disponibili, pari con i blancos e pareggio pieno di fortuna coi francesi, e su 6 punti a disposizione con lo Zurigo, ne racimola uno. Tremendo. Inter: psicodramma nerazzurro. Pari a Kazan, pari in casa con la Dinamo Kiev. Pari col Barcellona in casa. Vittoria in rimonta con due gol negli ultimi 7 minuti con la Dinamo Kiev che ha segnato sull’unico tiro in porta della partita, però l’ha messa “vento di passioni” Shevchenko quindi per me vecchio cuore rossonero vale doppio. Psicodramma collettivo per uno 0-2 al Camp Nou con conseguente superiorità disarmante blaugrana. Vittoria finale 2-0 in casa col Rubin che non gioca una partita ufficiale dal 24 novembre causa fine campionato russo, in un clima da lunghi coltelli. Secondo posto e polsi che tremano pensando a marzo. Juventus: basta l’1-4 con cui la Vecchia Signora è stata rimandata in ospizio da un Bayern Munchen livello Marsiglia (e qui torniamo al milan). Capitolo agnello sacrificale, ovvero Fiorentina: perde a Lione, e ci può stare. Vince 2-0 col Liverpool al Franchi. Vince con il Debreceni all’andata ed al ritorno segnando una marea di gol ed incassandone altrettanti. Batte il Lione al Franchi e vince 2-1 in casa del Liverpool ad Anfield Road, con una squadra rimaneggiatissima. Cosa che non è riuscita alla Juve ed all’Inter negli ultimi anni. Morale? 15 punti. 14 gol fatti. Prima nel girone. Secondo il Lione. Liverpool in Europa League. Dove può arrivare questa squadra? Non si sa. Intanto pensiamo che è prima nel proprio girone e che ha dato vero lustro al calcio italiano. Il tecnico del Liverpool Rafaél Benitez, che di calcio diciamo che se ne intende, due volte finalista di champions con una vinta, ha dichiarato: “La Fiorentina ricorda il mio Liverpool che vinse la Champions”. Sperando che tale previsione sia vera, diamo uno sguardo per l’ultima volta alla formazione che ha giocato oggi:

1 Sébastien Frey, 2 Per Krøldrup, 4 Marco Donadel, 11 Alberto Gilardino, 14 Cesare Natali, 18 Riccardo Montolivo, 20 Martin Jørgensen, 23 Manuel Pasqual, 24 Mario Santana, 25 Gianluca Comotto, 29 Lorenzo De Silvestri. Tecnico: Cesare Prandelli.

Nomi roboanti a parte il Gila e Frey? (non a caso i ruoli fondamentali nel calcio: il portiere e la punta).

Allora. Le domande sono:
-per avanzare in Europa bisogna spendere 25 milioni di euro per un mediano le cui caratteristiche sono riscontrabili nella metà dei centrocampisti praticanti italiani, che si dimostra poi inutile? (Rif. Felipe Melo – Juve è puramente casuale).
-per avanzare in Europa bisogna pagare 11 milioni di euro l’anno un montato che ha vinto la Champions più assurda degli ultimi 20 anni -finale con il monaco allenato da deschamps- non facendo segnare all’Inter un gol nè al Barcellona nè al Manchester United? (Specialone, questa è per te).
-per avanzare in Europa bisogna abbindolare i tifosi con la storia che la Champions è nel dna di una società salvo poi sudarsi 1 punto su 6 con lo Zurigo, ripetendo l’errore in campionato per cui “le piccole squadre ci temono, si chiudono e non vinciamo”? (dedicata al Milan ed al 4-2-fantasia).
-Spendere in maniera oculata avvalendosi del talento di un direttore sportivo come Pantaleo Corvino (ex Lecce) e di una società che conscia dei suoi limiti lavora per tirare fuori il meglio di quello che ha riscuotendo applausi in tutta Europa?
In attesa di una risposta, grazie Fiorentina.

Autoradio: Ryuichi Sakamoto – Rain

In esclusiva la foto del taxi usato da Tony Blair. Si, è una Fiat Duna.

Le informazioni arrivate da un tassista iracheno ebbero un peso determinante nella decisione della Gran Bretagna di invadere l’Iraq di Saddam Hussein nel 2003. Lo scrive il quotidiano britannico ‘Daily Mail’, citando il rapporto di un parlamentare conservatore, Adam Holloway. Fu un tassista ad informare Londra che Saddam poteva colpire l’Inghilterra con armi chimiche in poco piu’ di mezz’ora: disse, secondo Adam Holloway, di aver ascoltato una conversazione tra alcuni alti militari iracheni (http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Iraq-tassista-fonte-convinse-Tony-Blair/08-12-2009/1-A_000066463.shtml)

Allora. Posso anche sopportare che una persona dal carisma e dal peso politico di Colin Powell vada al consiglio di sicurezza dell’Onu con foto di camion dicendo che questi nascondono armi di distruzione di massa, laboratori, cose così. Posso anche sopportare che si sia fatto di tutto per far credere al mondo che i razzi di cui disponeva Saddam Hussein fossero delle armi pericolosissime capaci di colpire Israele quando in realtà possedevano razzi che arrivavano al massimo a 120 km (quindi neanche ad uscire dalla No-Fly Zone). Posso persino reggere le lacrime di una ragazzina che diceva di essere un’infermiera e di aver visto soldati iraqeni enttrare negli ospedali kuwaitiani e buttare i neonati per terra per portarsi via le incubatrici, salvo scoprire che la ragazzina in questione era nientepopòdimenochè la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano negli USA. Ma pensare ad un capo di stato che si fa convincere da un tassista no, dai. E’ troppo. Un po’ come quando sei al bar e stai facendo la schedina ed uno vuole convincerti che Salernitana – Brescia è da uno fisso. A questo punto mi viene una riflessione: Se Tony Blair si è fidato di un tassista iraqeno, io, che sono mezzo egiziano, nella mia massima umiltà posso esprimere i seguenti consigli per una brillante strategia di politica estera e miltare, tipo chessò, piantare dei paletti ed un nastro di plastica lungo tutto il confine tra Libia ed Egitto, che uno nel deserto si perde.
Seriamente, in Regno Unito l’opinione pubblica è indignata di fronte alle bugie dei suoi governanti per giustificare una guerra inutile e dannosa perchè sta fiaccando il morale dell’intero esercito, oltre che della popolazione. Una notizia del genere potrebbe causare un ciclone interno di dimensioni ragguardevoli.
Tutti i nodi vengono al pettine, comunque.

Autoradio: Noir Désir – Le vent nous portera

tre-no

Il Ministro Mara Carfagna riconosce nelle parole di Berlusconi un minimo di verità

Sabato 5 dicembre c’è stata l’ennesima inaugurazione per l’alta velocità italiana. Dopo aver celebrato in tre occasioni distinte l’apertura della Torino – Novara, della Roma – Napoli e della Milano – Bologna, sono stati inaugurati, alla presenza dell’Ingegner Mauro Moretti, ad di Trenitalia, dell’Ingegner Innocenzo Cipolletta, presidente di FS, delle massime cariche locali delle tratte interessate ma sopratutto alla presenza di Silvio Berlusconi, i tratti di AV Novara – Milano, Bologna – Firenze e variante di Gricignano, presso Napoli. Dicono che dal 13 dicembre verranno destinati al servizio 1000 km di nuove linee ferrate. Non del tutto esatto. Infatti la prima bozza di alta velocità, ovvero la linea direttissima Roma – Firenze, esistente dal 1978. Non proprio nuovissima quindi. Dal 13 dicembre la distanza tra Torino e Milano si ridurrà a 50 minuti. Impressionante. Considerando sopratutto che la distanza tra le due città è di 140 km, ed un qualsiasi treno effettuato con materiale regionale (E464 più composizione di carrozze MDVC – MDVE, i cui carrelli sono abilitati alla velocità massima di 16o km orari) coprirebbero la distanza senza fermate nello stesso tempo sulla vecchia linea, che non vive all’apparenza di intasamenti simili alla Milano - Piacenza. Per non parlare poi di un uso eventuale di locomotori E444R o E402B con attaccate carrozze X atte al viaggio a 200 km/h. Non si è parlato del prolungamento dell’AV da Venezia a Trieste, progetto al momento antieconomico. Si è parlato del nodo di Genova. Credo non si sia parlato abbastanza del tratto di AV tra Bologna e Firenze: 78 km di cui 73 in galleria. Non si è parlato abbastanza della carenze in materia di sicurezza. Si viaggerà per oltre 60 km a canna unica. Il progetto, è da riconoscere, è assolutamente avvenieristico, sopratutto per la complessità orografica degli appennini. Ma ora è stato ampiamente superato. Un problema su tutti, la mancanza di tunnel di sicurezza, come ammesso dal responsabile della sicurezza del Consorzio Costruttori alle telecamere di Exit su La 7 (link: http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/6984/tav-fi-bo-associazione-idra-ci-sono-problemi-di-sicurezza.aspx). E’ stato detto che la linea si ricongiunge alla storica all’altezza di Firenze Castello, ma non si è parlato della stazione AV di Firenze Belfiore, che dovrebbe sorgere nella zona di Porta al Prato e che non dà alcuna garanzia in termini di sicurezza e reale fattibilità del progetto. Non si è parlato dei ritardi abissali per la costruzione della stazione AV di Bologna Centrale -sembra finiscano nel 2011-.

Ma anzichè palare di tutto questo, l’attenzione è focalizzata su un’unica questione: Il Presidente del Consiglio, presente all’inagurazione dopo aver compiuto il primo viaggio sulla nuova linea AV Torino – Milano con Moretti, aprendo il suo discorso, si è esibito nella seguente battuta: ”Meno male che l’Alta Velocità è stata costruita ora che sono vecchio. Alla Stazione Centrale lego uno dei miei ricordi più cari, perchè qua ho conosciuto la mia prima moglie. Ma se ci fosse stata l’Alta Velocità ai miei tempi, avrei avuto meno tempo per approcciare tutte le fidanzate che ho conosciuto sui treni”. Se la sarebbe cavata egregiamente con il ricordo della prima moglie, ma ha voluto dimostrare la propria simpatia in un modo così efficace che una signora al mio fianco in sala stampa ha messo una mano sul viso ed ha detto sconsolata: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. L’effetto è stato però dirompente. Partiti con protagonisti le ferrovie? Arrivati con il solito one-man show. In fondo è una metafora ideale della ferrovia. Parti con un obiettivo. Qualcosa modifica questo obiettivo. Esce fuori qualcosa di nuovo ma totalmente accettabile.
Come questo post, del resto.

Autoradio: Duran Duran & Milton Nascimiento – Breath after breath

Valium Tavor Serenase

Giovanni Lindo Ferretti è stato punk molto prima di voi

“Nessuno Fece Nulla” è un recitativo eseguito dai CSI in concerto. E’ tratta dal diario di guerra di un bosniaco, Nedžad Maksumić. La canzone stessa è dedicata al conflitto nell’ex-jugoslavia.
E’ un pezzo molto lungo, di oltre 7 minuti. E’ come un pugno allo stomaco. Racconta nei dettagli quella che è la drammaticità della guerra. Lo racconta in un modo subdolo. Ascoltandola, si riescono quasi a vedere corpi dilaniati e fosse comuni. Si riesce a sentire l’odore di carne bruciata. Si sente lo stomaco chiudersi a poco a poco. La cosa che più turba resta, probabilmente, la descrizione analitica del sentimento popolare nei confronti della morte, dell’importanza tutta pagana del valore del corpo del congiunto, dell’importanza dei simboli. Simboli che non si limitano alla protezione del corpo di un proprio caro con teli bianchi, bensì alla protezione del proprio io, della propria identità. Della difesa di sè stessi nei confronti di coloro che cercano di cancellare l’altrui esistenza. Dare in pasto al fuoco fogli, foto, documenti, prove che qualcuno sia in effetti esistito. Vi è come un’implorazione. Non perdersi nella vacuità. Bisogna dare un valore ad ogni cosa. Bisogna seguire l’istinto per difendersi dagli altri. Dare ascolto alle sensazioni. Non perdersi in vacue parole. Bisogna respingere la paura, bisogna restare puliti, saldare debiti, nascondere il proprio tesoro fatto di oggetti e ricordi per dimostrare che in realtà si è stati qualcosa. Non legarsi al materiale, ed anelare solamente alla propria libertà.
Oggettivamente non so cosa pensare. Non so come abbia fatto Giovanni Lindo Ferretti ad immaginarsi qualcosa del genere. Un pezzo diviso in due. Nella prima parte il dolore della morte, della sofferenza, del corpo smembrato raccontato nella ricerca di una protezione dei simboli e della sacralità dei riti e della vita. Nella seconda il dolore dell’oblìo, la paura di perdere se stessi e le prove della propria esistenza. E la forza necessaria per convincere prima di tutto sè stessi di essere i prescelti a restare vivi, così da mantenere i legami con sè stessi, coi propri cari, con la propria vita.
Un pezzo greve, pieno di dolore e sofferenza. Che ferisce per la sua lucida follia nell’analizzare la guerra come non viene venduta dai media tradizionali ma che rappresenta la drammatica realtà da coloro che la vivono ogni giorno.

Link al testo: http://www.antiwarsongs.org/confronta.php?id=397&ver=1422&lang=it
Link al brano (Attenzione, video dai contenuti forti): http://www.youtube.com/watch?v=UdwIui05CWg

L’autoradio trasmette: CSI – Nessuno fece nulla

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