Se c’è una cosa che non sono mai riuscito a comprendere, questa è la miopia della politica. Gli ultimi accadimenti non hanno fatto altro che accrescere la mia incomprensione. Prendo l’esempio pugliese. Cinque anni fa le elezioni regionali venenro vinte da Nichi Vendola, il quale superò nelle primarie il candidato dalemiano degli allora ds Francesco Boccia, il “professore”. Questi aveva tutte le carte in regola per vincere. Giovane, di carriera, coperto dai vertici di partito. Vendola era un deputato di lungo corso, anche lui giovane, ma meno di Boccia, sostenuto dalla sinistra radicale e quindi inviso ai ras del partito. La campagna per le primarie si è svolta in un ambiente quasi denigratorio nei confronti di Vendola da parte dei capoccia ds. Boccia faceva comizi serali con D’Alema, Vendola faceva comizi alle 4 del mattino fuori dalle fabbriche. Il giorno delle primarie diedero un risultato clamoroso: Nichi (per via di Nikita Kruscev) vince contro Boccia. Euforia in Rifondazione Comunista, ds e margherita smarriti. La sfida ora è contro il ras del Salento protagonista delle clientele specie in ambito sanitario Raffaele Fitto. Battaglia persa in partenza. Eppure Vendola, omosessuale dichiarato, comunista, batte il padroncino di Maglie e diventa, in quella che i fratelli Tatarella speravano diventasse l’emilia nera, presidente della Regione. Sono seguiti 5 anni di assoluto buon governo, con investimenti nell’acqua, nell’ambiente, nelle energie rinnovabili e nell’incentivare la presenza nella regione delle menti più brillanti. Lo scandalo sanità lo colpisce di sguincio per responsabilità non sue. Ma, a proposito di responsabilità, e del suo piacere, Vendola scioglie la giunta nominando tecnici e personaggi a lui vicini, estromettendo l’Udc che se la lega al dito. 2010. Elezioni regionali. il Pd decide di sacrificare Vendola in nome di un discutibile accordo con l’Udc il quale, per farla pagare a Vendola, pone il suo veto. Si cerca di tirare in ballo Emiliano il quale, controvoglia, fa la parte del nemico di Nichi, salvo scamparsela grazie alla legge regionale pugliese che impedisce a persone con incarico pubblico di candidarsi per la regione se non ha rassegnato dimissioni da almeno un anno. Vendola non può cambiare la legge regionale, Emiliano non insiste e si smarca. Vendola chiede le primarie. Le esige. Il pd fa orecchie da mercante salvo arrendersi. Chi candida? Il Galoppino per eccellenza. Francesco Boccia. Proprio lui, che cinque anni fa la prese sul muso, non riesce a rivoltarsi al suo padre putativo ed anzi decide di fare harakiri ricandidandosi alle primarie. Domenica. Vendola doppia Boccia. D’Alema abbaia alla luna parlando di complotti. Veltroni e Franceschini non si presentano al direttivo per discutere di quanto accaduto, Bersani è costretto a denti stretti ad appoggiare un uomo che non ha alcuna intenzione di entrare nel Pd ma che vuole difendere il suo operato ed i cinque anni di buon governo, per concludere ciò che ha fatto. L’Udc conferma la sua uscita dalla coalizione, ma prima ancora che possa mercanteggiare con il Pdl, questi ultimi per bocca di Raffaele Fitto candidano Rocco Palese, capogruppo in Regione con il 100 percento di presenze. Il punto è che non è una personalità carismatica, ma un uomo di Fitto inviso allo stesso Berlusconi. Casini vuole dimostrare la sua forza candidando una delle donne più forti della regione: Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce, senatrice di An. Ed è questa la mossa che stordisce la maggioranza. Così Casini vuol dimostrare di avere voce in capitolo, rubando voti al Pdl per dimostrare di essere determinante e lasciare la regione a Vendola. Il Pdl non cade nel tranello, ed impaurito dalla popolarità e del carisma di Nichi nella regione butta nella mischia una persona di basso profilo per non dare appigli a Casini, lasciando a Vendola il ruolo di strafavorito.
In soldoni, tutto questo bailamme per dire quello che si sapeva 2 mesi fa: Nichi Vendola sta diventando l’uomo forte della Puglia, amato dalla gente, e la sua rielezione appare quantomeno naturale.
Capitolo Lombardia. Si vota anche nella prima regione d’Italia. Roberto Formigoni è lanciato verso il suo quarto mandato. L’ultimo. Però anzichè parlare di lui vorrei lasciar parlare il gruppo musicale “Elio e le storie tese” per ricordare quello che è successo negli ultimi cinque anni: il sacrificio di un bosco cittadino esistente da 100 anni e donato alla città da una nobildonna, per costruisci il nuovo grattacielo della Regione, in barba al significato simbolico del bosco di Gioia. Vorrei ricordare che il bosco è stato abbattuto un 29 dicembre, con una milano deserta, dopo un presidio che ha visto protagonisti anche Rocco Tanica e Claudio Bisio. Il tutto verrà spiegato nel prossimo post, ma serve solo a capire di che razza è fatta la politica e quanto questa sia lontana dal sentire popolare. Almeno Vendola ha cambiato, anche se per un mezzo minuto, l’inerzia della cosa.
Ecco perchè qualcuno pensa che sia più pratico radere al suolo un bosco considerato inutile. Roba di questo tipo non si è mai vista in Africa, che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi. Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa, sotto la quercia nana in zona Porta Genova. Sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica, ma quel bosco l’hanno rasato mentre la gente era via per il ponte. Se ne sono sbattuti il cazzo, ora tirano su un palazzo. Han distrutto il bosco di Gioia questi grandissimi figli di troia.
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